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Architettura rurale

Il patrimonio edilizio rurale che caratterizza l'area del Beigua è una preziosa testimonianza delle epoche storiche, delle trasformazioni sociali ed economiche che hanno interessato il territorio, esempio dei modi di costruire tipici dei contadini liguri che si trovano rappresentati nei tanti manufatti tradizionalmente d'uso agricolo, silvicolo o pastorale.


 

I seccatoi per le castagne

Elemento presente in tutto il territorio del Parco sin da epoche antiche, a volte chiamato anche "abergo", il seccatoio è l'edificio destinato a sede stagionale per la raccolta e la trasformazione dei prodotti del castagneto. Di norma collocato ai margini del bosco, poteva essere utilizzato in comune da più nuclei familiari i cui raccoglitori, nella stagione del raccolto da ottobre a metà novembre, spesso vi si trasferivano temporaneamente. Le castagne venivano depositate a essiccare su graticci costituiti da listelli di legno, attraverso i quali filtrava lentamente il fumo del fuoco acceso.

Alcuni tipici esempi si possono vedere nel Sassellese, all'interno della Foresta della Deiva e a Piampaludo.


 I ripari temporanei

Si tratta di piccoli manufatti disseminati sulle pendici dei monti, nei quali i contadini e i pastori si riparavano in caso di maltempo e a volte vi pernottavano nel periodo della fienagione. A volte si tratta di ripari naturali ricavati sfruttando gli spazi protetti dai grossi massi erratici emergenti dal terreno ed integrati con pareti murarie a chiusura dei lati esposti alle intemperie. A volte invece si tratta di piccoli edifici in muratura di pietra con un'unica apertura di accesso.

Molti ripari sono presenti sulle alture di Arenzano e Cogoleto (Casa Miniera), ma se ne trovano anche nei pressi del crinale e sul versante padano del Parco.


I mulini

La permeabilità del terreno che caratterizza le valli del versante costiero del Parco ha favorito la costante alimentazione di numerose sorgenti perenni, garantendo una ideale portata ai torrenti per il funzionamento, in epoche passate, degli opifici idraulici. La disponibilità di forza motrice unita alla vicinanza al Porto di Genova, che da un lato garantiva l'approvvigionamento delle materie prime e dall'altro assicurava la disponibilità di un mercato per lo smercio dei prodotti, hanno favorito l'insediamento di mulini da farina, cartiere e fornaci.


I pozzi

Le valli del Parco del Beigua sono naturalmente ricche di acqua; nel versante interno e padano, soprattutto nell'alta valle dell'Orba, si possono trovare così numerosi piccoli pozzi coperti nei pressi dei vari aggregati rurali.
Anche i territori della fascia costiera erano ricchi di corsi d'acqua ma, quando la sorgente si trovava distante dagli insediamenti o dai campi, si faceva ricorso a sistemi di canalizzazione simili a quelli ancora visibili nella porzione di territorio alle spalle del nucleo abitato di Alpicella.


I forni

La presenza di forni per la cottura degli alimenti non è molto frequente, tuttavia se ne trovano alcuni esempi nell'alta valle dell'Orba, costruiti lontano dalle cascine, con pareti in muratura in pietra e vano interno di cottura. Sulla fascia costiera si trovano più frequentemente forni inseriti all'interno delle abitazioni o in spazi coperti adiacenti.


I ponti

Data la ricchezza di corsi d'acqua, per lo più a carattere torrentizio, nel territorio del Parco sono presenti numerosi ponti, alcuni addirittura di origine medievale, come il Ponte a cinque arcate sul torrente Orba nei pressi della Badia di Tiglieto.

Altri ponti risalgono alla prima metà del XVII secolo, come quello ad una sola arcata costruito dai Padri Carmelitani per agevolare la costruzione delle mura dell'Eremo del Deserto di Varazze, o al periodo pre-industriale, come il ponte Negrone ad Arenzano ed altri più piccoli a sostegno del canale di acquedotto che alimentava le locali cartiere.


I sentieri

Il territorio del Parco è attraversato da numerose vie di comunicazione che già dal XVI secolo portavano dalla costa alla pianura padana, attraverso il Giovo di Masone e il Giovo di Sassello. Numerosi poi erano i sentieri che dalla costa salivano ai valichi verso le valli montane e interne del massiccio del Beigua.

I percorsi interni spesso erano aspri e difficili ma transitabili per buona parte dell'anno e ancora oggi si ritrovano lungo i sentieri i muri a secco posti a delimitare le proprietà confinanti o a sostenere i terreni in pendio. La pavimentazione di questi percorsi è per lo più costituita da massi o da blocchi lapidei di dimensioni variabili, direttamente infissi nel terreno; ancora oggi si trovano tracce del passaggio delle slitte utilizzate per trasportare il legname ai cantieri navali della costa o le castagne secche ai mulini, ad esempio lungo il sentiero da Acquabianca al Bric del Dente o in quello da Alpicella alla vetta del Beigua.

Di particolare interesse la Strada Megalitica, breve mulattiera lastricata a nord di Alpicella che termina in un'area circolare delimitata da pietre infitte probabilmente utilizzata a scopo rituale, e il Sentiero dell'Ingegnere, costruito agli inizi del novecento a servizio di un acquedotto per la valle che poi non venne mai realizzato.

 Essiccatoio in Loc. Giumenta - Foresta Deiva
Essiccatoio in Loc. Giumenta - Foresta Deiva
(foto di PR Beigua)
Riparo
Riparo
(foto di PR Beigua)
Ponte Ratti
Ponte Ratti
(foto di Monica Saettone)
Forno
Forno
(foto di PR Beigua)
Strada Megalitica
Strada Megalitica
(foto di Monica Saettone)
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